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“Sciamano”, la recensione di Silvia Venuti su Italian Poetry

 

 

Recensione uscita su Italian-poetry.org, gennaio 2023

 

SCIAMANO DI DONATELLA BISUTTI

 

La raccolta Sciamano di Donatella Bisutti (Delta3 Edizioni) possiede la qualità di riuscire ancora a stupire per la tensione poetica da cui è attraversata. Si inizia la lettura con una introduzione o nota poetica ove l’autrice afferma i principi che sono all’origine della propria scrittura e a cui è rimasta sempre fedele e che si presenta come una testimonianza – manifesto: “Nella mia poesia una dimensione mistica, contemplativa, è quasi sempre sottesa, e così una concezione della Poesia come cammino di conoscenza metafisica. Credo che essa non si possa interamente capire se non si tiene conto dell’influenza, in essa, del pensiero orientale e in particolare del pensiero zen”. E il rilievo dato alla metafisica del Silenzio, all’Ascolto, al Deserto, al Vuoto-Tutto e al Nulla come Totalità ne marcano l’indubbia costante connessione. L’incontro con il pensiero del poeta filosofo Edmond Jabès di cui traduce in parte Le Livre des questions la portano a considerare la Poesia come Domanda. Una Domanda che introduce al Mistero come limite della ricerca di Senso umano, un limite che non è da considerarsi una sconfitta perché apre la porta al Sacro. L’autrice così intende far riscoprire il valore iniziatico della Poesia quale Anima che cerca l’Amato, l’anima innamorata di Sant’Agostino e di San Giovanni della Croce. In una dimensione autoriflessiva la raccolta si apre con testi inediti scritti tra il 2015 e il 2020. Nella prima parte, la sezione Cosmica con Alba sul mare evoca da subito il registro alto con cui si muoveranno le altre poesie: una visione mitica che risuona della classicità mediterranea. Lo sguardo è ferito dalla troppa luce e noi presi da timore profondo eppure è un sole piccolo e smarrito / e la sua ferocia è solo il segno / di una ferocia più grande. La realtà rappresentata da un punto di vista ‘ottico’ sconfina nel metafisico attraverso paragoni e simbolismi.  Anche i successivi testi saranno illuminati da questa acuta intelligenza associativa che crea originali riflessioni e analogie. Questa ricerca del Senso dilata la parola in fantastici rapporti di nesso, a volte in ironiche, a volte in drammatiche conclusioni. Si ha l’impressione che sempre sfugga qualcosa d’indecifrabile che la scrittura cela preziosa: l’autrice riesce a far esperire un limite e ad attuare un rovesciamento in una dimensione altra. Afferma Donatella Bisutti che il poeta dev’essere qualcuno che cerca di andare al di là dei limiti dell’io ed esplora a suo rischio una zona pericolosa e sconosciuta che è molto attigua a quella degli antichi ma a volte anche contemporanei sciamani. A quella dei mistici, degli iniziati, di quegli uomini che, nel corso dei millenni, sono riusciti ad accostarsi alla Sapienza. (…) Per questo ho messo titolo alla mia nuova raccolta Sciamano, riprendendo quello di una delle poesie. Poesia in cui emerge l’ostinata fede nella ricerca della Fonte al di là delle montagne, tra ostacoli e dirupi: il cammino dell’anima alla ricerca di Dio nell’intrico drammatico dell’esistenza. Protagonisti della prima sezione sono il Cammino e il Passo, come essenza, sospesi in un Tempo e Spazio che si rapportano all’Assoluto. Come è evidenziato con luminosa intuizione in La strada: La strada va nei due sensi: / dal passato al futuro / dal futuro al passato. / Futuro e passato / si equivalgono. / Solo il presente / è il passo di Dio. / “Io sono la Via”. Ogni parola nella scrittura dell’autrice acquista valore simbolico con riflessi cosmici ma anche psicanalitici, antropologici, come in Ogigia o Opposti espressi in delicate descrizioni naturalistiche con un registro quasi biblico. Una scrittura di grande raffinatezza, dai sensi aperti, in autoanalisi costante nel rapportarsi alla natura con cui s’identifica.  Nella sezione Spiragli si propongono avventure dello sguardo anche in forma breve, aforistica, influenzate dalla cultura orientale tipica degli Haiku, come in Primavera ritorna: Primavera ritorna / ma non / lo stesso fiore. O in Kyoto: Il vento di dicembre / stacca / l’ultima foglia di acero rosso / davanti al padiglione d’Oro. Si coglie l’unità tra morte e rinascita mentre in Ritmo mattutino la contrapposizione del suono e del silenzio interiorizzati in una ripetizione senza fine. L’evocazione dell’eternità, dell’infinito, l’immedesimazione cosmica per giungere all’Assoluto e sentire Dio sono costanti nei versi come l’unità del Tutto, del microcosmo e macrocosmo. La terza sezione è dedicata all’Ispirazione e si presenta come un’autoanalisi spontanea del rapporto che l’autrice vive con la Poesia con un linguaggio di grande immediatezza che si muove verso la prosa. Nella seconda parte della raccolta con la sezione Infanzia prevale nel ricordo il sentimento del dolore. Il ritorno al passato è celebrato con un linguaggio semplice e descrittivo che rende memorabili certe immagini di solitudine e sofferenza: Il Chiaro di luna di Beethoven ne è esempio esemplare E allora ero riconciliata con lei, mia madre / che sempre mi respingeva (…)  Poi lei chiudeva il piano di scatto / la musica era finita – riponeva lo spartito / e subito trovava il modo / di sgridarmi per qualcosa (…). Nella seconda e terza sezione Un mostruoso miracolo e Rappresentazioni domina il sentimento del distacco, della perdita, della paura, della morte come in Vita: Si accartoccia su se stessa la vita / come una foglia che / cadendo dal ramo / si è smarrita.  / Il corpo giace in croce / senza più voce. Vibrante di tenerezza e di rimpianto commosso la poesia dedicata alla figlia: Tu sei la rosa / che io getto oltre il muro / sei quello / che non m’appartiene / il futuro / che non potrò vedere. Tante le ombre dolorose che tracciano azioni e personaggi negli ultimi testi inediti ove figure ben definite si stagliano nel ricordo per vivere la loro rappresentazione. Donatella Bisutti ripropone ancora due testi ora introvabili nella loro edizione originale: Violenza della DIALOGOLibri del 1999 e Penetrali curata da Giovanni Tesio per le ed.Boetti&C del 1989. Nel primo testo racconta con lucidità e distacco la violenza nelle sue diverse forme usando soprattutto l’aforisma e poesia breve. Viene espressa con tragiche immagini una orribile ferocia, una crudeltà senza limiti. Visioni drammatiche sono costruite con brevi versi evocando torture fisiche efferate. Atrocità e malvagità estreme abitano la parola: Tagliare la lingua. / Togliere la Lingua. / Uccidere la vita là dove si annida, / in fondo alle cellule. / Il piombo affonda nella carne molle. La plaquette Penetrali rappresenta tra osservazioni e similitudini un’inquietudine oscura sottesa alla parola. Si caratterizza con intense poesie dedicate ai poeti come quella a Raffaello Baldini intitolata Preghiera: Tu che ascolti il mio silenzio, vedi / la mia oscurità, non ti sgomenti / dell’odio, ma dell’amore / – mi insegni che il vero orgoglio è umile / e una domanda non deve attendere risposta. / Come potremmo altrimenti avere fede? / Preghiamo / di non sapere. Inganno Ottico, libro d’esordio di Donatella Bisutti, ottenne il Premio Montale per l’Inedito e fu tradotto poi in Francia dal poeta Bernard Noel. Pubblicato in Italia da ed. Società di Poesia Guanda, nel 1985, è ora introvabile e risulta, quindi, di grande importanza la sua riproposta in Sciamano, per ripercorrere l’intero itinerario poetico dell’autrice. Il testo richiederebbe una nota di commento a parte per la ricchezza dei contenuti affrontati e la libertà creativa della forma che condensa parti in prosa e in versi. Ne è emblema il brano Il sentiero e la durata: (…) In realtà il sentiero come tale non conduce da nessuna parte, è solo un’immagine del passaggio, della durata che nasce dalla successione della contraddizione. La durata è il passaggio del sentiero sul filo della cresta del monte, il profilo di quella creta, spartiacque fra terra e cielo, mentre disegna l’esistenza dell’uno sottrae l’esistenza dell’altro, e non appartiene né all’uno né all’altro.  La dimensione dell’inconscio incontra il conscio e il poeta si fa canto libero della materia che diviene spirito. L’ispirazione come stato di transe è stato sperimentato dalla poetessa particolarmente durante la stesura di Inganno Ottico: La scrittura andava più veloce di me e ho spesso capito il senso di questi testi solo dopo (…). Mi pareva in certo modo di scrivere sotto dettatura e di trasmettere dei messaggi, che tuttavia restavano anche oscuri e polisemici. (…) All’inizio non li consideravo dei testi letterari, ma degli appunti tra l’esistenziale e il filosofico.  L’école du regard degli anni 50 e 60 ha sicuramente influenzato l’autrice per la descrizione dettagliata e quasi ossessiva degli oggetti e della realtà esterna ma i medesimi diventano occasioni di amplificazioni di percezioni metafisiche, includendo uno spazio tempo che evoca l’inconoscibile e il mistero. L’elaborazione concettuale volge a trasformare, a creare metamorfosi tra le contraddizioni, le metafore, i simboli, le analogie. Si è di fronte ad una delirante razionalità: gli ossimori sono una trama costante nella scrittura di Donatella Bisutti. In un surreale vagare tra le materie e le tematiche più diverse a volte l’incubo incombe straziante in questo straniamento soffocante. Nelle ultime sezioni Movimenti e Animalia emerge una componente ironica che rivela un distacco dalle sensibilità più sofferte ma che non trascura di rapportarsi sempre alla natura umana più profonda come in  Pesci II: Liberi – all’interno dell’acqua. / Così pronta a schiudersi – / a chiudersi. Si deve, inoltre,  ricordare come un altro importante aspetto caratterizzi la scrittura dell’autrice: l’adesione al Mito, agli Archetipi presenti nella mente umana e studiati da Jung come facenti parte dell’inconscio collettivo. In Sciamano sono spesso evocati come lo furono in particolare nelle due precedenti raccolte Rosa Alchemica e Dal buio della terra. Evocati tuttavia in modo inconsapevole essi si “incarnano” nella parola e testimoniano come – afferma la poetessa – la Poesia sempre trascende il poeta.

Silvia Venuti

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Sciamano

                                                   A Bernard Guillot

Il tuo cranio, camita,
le tue brache da viandante, sformate,
i talloni terrosi, le tue grosse dita…
graffiato in ogni parte dagli arbusti
nelle pozze occhiute del torrente
nei dirupi arsi
alla ricerca della fonte prima
di ogni fonte
quella
che sta di là delle montagne, sempre al di là,
nascosta,
mai trovata, eppure
che c’è dicono, esiste
e tu a rischiare la tua vita
nell’intrico arrogante dei rami
nelle chiuse forre dei boschi
fra i massi
scagliati da foschi giganti
in battaglia sui monti,
per cercare da uomo la fonte
della tua divinità ferina.

I fauni ti porteranno a spalla quando
non potrai più avanzare
abbandonato a terra giacerai
davanti al dio:
–  che sia salvo – 
consentendo col capo.

Allora ti ridesterai
ferito? , chiederanno i molti all’intorno
saliti  in tuo soccorso con  piccozze e corde
e tu : – sono tornato, dirai,
ho conosciuto la montagna
non ho trovato la fonte,
ma c’è, sono sicuro
e di nuovo ti avvincerà profondo il sonno
degli antichissimi tempi dei boschi.

Inedito

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Natale

Natale è tutti i giorni –

la vita che si accende dentro

e continua  anche se

fa freddo non c’è pane

è buio

non c’è nulla per scaldarsi

nulla

per ricoprirsi

non c’è casa –

Natale è la festa di noi che siamo vivi

e perché siamo vivi

partoriamo ogni giorno

– tutti

uomini e donne

un Dio di calore e sangue

un Dio di fuoco

questo bambino d’inverno

seme della speranza del mondo.

Inedito

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L’arancia d’oro

Guarda dalla finestra la manifestazione

con striscioni che dicono non ci fermeranno un altro

mondo è possibile.

Cantano per la giustizia.

E’ dicembre. Fa freddo.

Lei non può più camminare.

Nella sua mente si forma

l’immagine di un pino

in una foresta di neve.

La neve è soffice e lei sente

l’odore acuto degli aghi di pino che cadono

come nei Natali dell’infanzia.

Tutto l’incanto e il miracolo era in quell’odore acuto di pino

che si sfaceva a poco a poco.

Anche il pino

stava davanti alla finestra.

Lei guardava fuori

nella bruma dell’inverno.

Come allora anche adesso

sta davanti alla finestra.

Da un ramo pende una grande arancia d’oro.

Dalla strada si levano grida,

la gente agita striscioni

scritti nelle lingue del mondo.

La polizia spruzza gas vietati

dalla convenzione sulle armi chimiche.

Spruzza in nome

della violenza legale.

Spruzza con abbondanza

come se stesse innaffiando le aiole.

Questi fiori hanno bocche e occhi.

Ci sono sempre molti

disposti a lavorare nella polizia

perché amano la violenza legale. 

Lei vorrebbe scendere in strada ma non può.

Da un ramo del pino pende una grande arancia d’oro.

Lei vorrebbe afferrarla ma non può.

E’ Natale.

Inedito

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L’avvento

E tu piangi di non poter parlare

e protendi due piccole mani

per esser tratto in salvo

e una rosa ti è culla

una rossa rosa che stilla dal costato del giorno.

da Colui che viene  ed Interlinea

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