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Transgression vs Politically Correct

Paolo Caponi: Lolita è sempre attuale

Come annunciato in un precedente articolo del blog, il 7 e l’8 novembre scorso si è svolto all’Università degli Studi di Milano un Convegno sulla letteratura per ragazzi dal titolo “Transgression vs Politically Correct” , ideato e coordinato dalla professoressa Francesca Orestano della Facoltà di Anglistica.

Ci piace riprendere qui, fra i tanti interventi, quello trattato dal professor Paolo Caponi, anch’egli dell’Università degli Studi di Milano, che ha fatto riferimento a un suo libro pubblicato una decina di anni fa intitolato Bambole di carne e dedicato a un personaggio, tra infanzia e adolescenza, trasgressivo per eccellenza:Lolita, la protagonista del romanzo di tema  “pedofilo” di Nabokov, pubblicato  nel 1955 e in Italia edito da Adelphi. Perché parlare oggi di un  saggio di dieci anni fa? Perché, ha detto Caponi,  “ la sua attualità oggi rimane inalterata, in quanto l’approccio generale nei confronti della pedofilia non è cambiato”. C’è dunque un’attualità  perdurante del personaggio di Lolita. “La prospettiva del lettore di oggi è ancora la stessa. Semmai, ci sarebbero cose da aggiungere, per esempio il fenomeno  del Lolicon giapponese o altre riscritture di Lolita che ci sono state nel frattempo”. Il libro affronta anche altri “classici” del genere, come il personaggio di Baby Doll, dei quali è rimasto poco o addirittura si è perso il ricordo ed è una miniera di notizie spesso molto curiose, a cominciare da quelle riguardanti il periodo precedente, in America, all’apparizione di Lolita, in cui furoreggiava  sugli schermi  una bambina prodigio, Shirley Temple, che catalizzava una pedofilia sotterranea salvando le apparenze  e  a proposito della quale il famoso scrittore Graham Greene ebbe a scrivere che si trattava di “una depravazione macchiata di innocenza”. Aveva visto giusto ma venne trascinato in tribunale e multato per aver alzato il velo dell’ ipocrisia collettiva. Il libro di Caponi ragguaglia poi sulle vicende del romanzo di Nabokov e del suo personaggio, e poi  sul suo sfruttamento cinematografico a diverse riprese, e si sofferma  soprattutto su tre temi: quello della censura con le sue alterne e spesso contraddittorie vicende,  quello dello straordinario sfruttamento economico dell’icona Lolita (“un affare colossale per un sistema che si regge sul mercato”) e infine quello dell’ inestricabile commistione  fra arte e business, cercando di esplorare, in un capitolo intitolato Letteratura e merci, attraverso la legislazione americana e anche italiana, i rapporti e i limiti  fra diritti d’autore e autonomia dell’opera d’arte. Esempio paradigmatico un romanzo, Diario di Lo, di cui per lo più si ignora l’esistenza,  dovuto alla scomparsa scrittrice e giornalista italiana Pia Pera, che si pone come contraltare a quello di Nabokov, in quanto narra la storia non dal punto di vita dell’uomo ma da quello della ragazzina, che risulta del tutto consapevole e anche capace di gestire la sua opera di seduzione, mossa forse soprattutto dal desiderio di competere e anzi di distruggere l’odiata figura materna. La Pera si attirò così le ire del figlio di Nabokov e suo erede, che fece di tutto per  impedirle di pubblicare l’opera e poi per boicottarla accusando l’autrice  di violazione del copyright. Osserva Caponi:  “Come mostrano le imbarazzanti vicende editoriali di Diario di Lo, il confine fra questioni letterarie ed economiche può divenire alquanto labile”. Il libro riporta anche pagine di una interessante  sceneggiatura  di Lolita dovuta a Harold Pinter, che tuttavia non andò mai in porto, e cita una  parodia del personaggio del 1959, intitolata Nonita, dovuta a Umberto Eco. Questa inquietante icona trasgressiva che ha percorso tutto il Novecento e probabilmente alimentato una latente e purtroppo abbastanza diffusa pedofilia, fra ambiguità e ipocrisia, è approdata anche nel Duemila con la diffusione  in Giappone del Lolicon (parola che nasce dalla contrazione di Lolita Complex) , mentre  al contrario nel mondo arabo Lolita ha potuto diventare un emblema di liberazione (Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, ed Adelphi 2004).

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