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Filastrocche per bambini di Donatella Bisutti


Una recensione al libro Storie che finiscono male
uscita su Italian Poetry Review

La Professoressa di Anglistica dell’Università di Milano Francesca Orestano, che prima della pandemia aveva organizzato su questo libro per ragazzi un convegno internazionale nella sua facoltà, ha pubblicato una lunga e dettagliata recensione in inglese sul numero XV, di recente pubblicazione, della prestigiosa rivista che esce a cura della Columbia University, della Fordham University e The Italian Academy americana.


(Vedi il PDF da pag. 9)

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Antonella Sica

L’ira notturna di Penelope

E’ uscito un nuovo libro di Antonella Sica, che aveva già pubblicato nel 2017 La memoria nel corpo Rayuela Edizioni, vincitore del Premio Internazionale di Poesia Città di Milano. Con l’inedito di questo ultimo libro ha vinto invece il Premio come Miglior Silloge al Premio di Scrittura Femminiel “Il Paese delle donne”.

“Più si procede nella lettura, più ci si rende conto del forte valore ossimorico del titolo di questa silloge, che suona come un sfida. Un titolo che ci spalanca la dimensione mitica cui l’Autrice attinge, una dimensione che le perviene attraverso le generazioni come ‘una pelle troppo stretta cucita addosso’, ma che lei scopre, o riscopre, anche scavando dentro di se, cercando di districarsi con pena tra l’una e l’altra dimensione, quella del presente e quella del passato, inoltrandosi in una voragine di buio, per tentare di riemergerne, ferita, forse sanguinante, ma disperatamente viva”.
Dalla prefazione di Donatella Bisutti.

Antonella Sica

C’è questo labirinto di parole
e io sono al centro che cerco
l’uscita scrivendo.
Chissà, fuori, penso,
c’è un refolo vero di vento
e un riposo fatto d’essenza.
Forse lo guardo sarà senza penna
e la domanda libera dalla ricerca.
Forse, fuori, prenderò la tua mano
in silenzio, trasalendo al calore
della carne senza parole.

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ITALIAN POETRY REVIEW XV 2020




E’ uscito il nuovo numero della prestigiosa rivista italoamericana, di cui mi occuperò più dettagliatamente in seguito.

Intanto desidero segnalare che appare pubblicata in questa sede prestigiosa la recensione al libro di Umberto Fiori, Il Conoscente, che già era uscita su questo blog tempo fa.

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ROBERTO VERACINI

Una voce fuori dal coro





E’ uscita di recente una nuova edizione della raccolta poetica “Via de’ laberinti” di Roberto Veracini per le edizioni della Vita Felice.

Nella mia prefazione al libro dico, tra l’altro: “Un poeta defilato, Roberto Veracini, una voce fuori dal coro, occupa un suo posto preciso, ben individuabile nel nostro panorama poetico… La sua è una voce sottile, e quindi penetrante, come tutte le voci che attraversano il silenzio”.

Il libro ha anche una postfazione di Bernard Vanel in cui si afferma che per l’autore “la poesia è una follia necessaria per fuggire dall’incostanza umana, un dialogo col niente, un’utopia accettabile, un salvagente nel naufragio del mondo.” Roberto Veracini, che vive appartato a Volterra, luogo per eccellenza dell’anima, è probabilmente più conosciuto in Francia dove il suo libro Epifanie dell’angelo è stato tradotto nel 2006 e dove figura nella pubblicazione collettiva Figurines (Editions La passe du vent). Nel 2010 è stato anche inserito nell’importante antologia di Gallimard Le Poètes de la Méditerranée. In Italia è stato uno dei promotori del Premio letterario “Ultima frontiera” dedicato a Carlo Cassola.


Da questo libro riprendiamo una bella poesia, tipicamente “volterrana”:


Alabastrai


La mano dell’artigiano è ruvida
come una scuffina e tenera
come l’alabastro. Tocca il cielo
e gratta la terra con lo stesso
piglio, con la stessa grazia

*
Il mondo in un oggetto che cambia,
si forma. L’occhio attento
degli uomini circoscrive
lo spazio, sul banco
scuffine, lime e altri
strumenti di conoscenza

*

Un uomo dentro un grembiule
color del cielo, le nuvole
d’alabastro segnano le stagioni
che non muoiono.

*

Fra lui e la pietra
uno sguardo, un’intesa
un riguardo gentile
e mani grandi, smisurate
per capire

*

L’uomo e la materia si toccano
appena e l’animale
che nasce come ferito
è solo un altro miracolo
sfuggito al tempo
ingrato
e al suo segno antico

*

Gli alabastrai lo sanno.
La polvere bianca resta attaccata alla pelle, non si toglie mai di dosso